Mi boda en Sevilla

“Quiero hacer contigo lo que la primavera hace con los cerezos”. (Pablo Neruda)

Il sole lambiva gli stretti vicoli con fare gentile, senza scottare. Ricordo il fruscio del mio abito, i grilli in festa, le note di flamenco che impregnavano l’aria. Eravamo a Siviglia, era il giorno del nostro matrimonio

Sono passati cinque anni da allora. Potrei raccontarvi della magia racchiusa in quella giornata, o dell’amore con cui le persone a noi più care ci hanno circondato, chi da vicino, chi da lontano. Ma dato che il dono della sintesi viene meno anche a una storyteller quando si tratta del suo matrimonio, con tutta probabilità finirei con il riempirvi di parole fino ad annoiarvi.

Così, per una volta, lascerò che siano le immagini a parlare per me. Attraverso gli scatti di Niccolo Guasti vi porterò con me indietro nel tempo, in un luogo in cui le piazze profumano di arance e i musicisti di strada ammaliano i viandanti con le loro chitarre. Vi va di farmi compagnia?

Oramai il sole era tramontato da un pezzo, e la notte era piena di musica e di stelle. Ricordo le canzoni, le risate, la ceramica fredda e liscia sotto le mie dita. Ricordo che pensai che la vita è proprio bella.

In quel momento avrei voluto afferrare il tempo che scorreva, riempirmene le tasche – ah, se solo le avessi avute! – e rivivere ogni attimo all’infinito. Invece è scivolato via, insieme a fiumi di sangria e qualche (..molti) vodka tonic.

Sapete, ho sempre criticato le spose che si lanciano in balli sfrenati. Che smodatezza, che poca eleganza, pensavo. Non serve che vi dica che quella notte ballai fino al mattino. Mi infilai un paio di sandaletti e mi scordai di tutti i miei buoni propositi. Fu meraviglioso.

Così, mie care spose, quando toccherà a voi ballare fino al mattino, siate sfrenate. Siate leggere, siate irriverenti. Non preoccupatevi troppo di capelli, tacchi e rossetto. Siate voi stesse. Almeno per quel giorno, siate e basta.

Firma Cristina Maran

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